Rassegna stampa

Si è spento a Pavia il professor Tiengo dedicò tutta la vita al dolore dei malati

26 Settembre 2010
Articolo pubblicato su Il Giornale

La morte di Mario Tiengo è un lutto per la Medicina ma anche per la Società. La sua lunga battaglia contro il dolore, infatti, sfiorava il mondo accademico per arrivare al cuore di coloro che soffrivano. Le sue seicento pubblicazioni scientifiche, i suoi congressi, i suoi interventi a livello istituzionale hanno demolito un vecchio tabù; hanno dimostrato che il dolore non è una punizione divina ma un’anomalia che bisogna correggere. Questa è stata la sua missione; questo è – oggi – il ricordo che ci lascia.
Nato ad Adria, in provincia di Rovigo, si era laureato a Milano nel 1947 e subito dopo era diventato assistente di un grande maestro (Rodolfo Margaria) di fisiologia, materia fondamentale per coloro che vogliono conoscere i segreti del corpo e della mente. Dopo la libera docenza in anestesia e rianimazione, era stato primario negli Istituti clinici di perfezionamento, diventando nel 1968 professore ordinario. Nel 1982 la grande svolta: Tiengo crea la cattedra – prima nel mondo – di Terapia del dolore e ne diventa titolare, diventando famoso a livello internazionale, come dimostra l’assidua collaborazione con il Premio Nobel John Eccles e con studiosi della International Association for the Study of Pain, che lo chiama nell’ufficio di presidenza a Seattle. Lascia la cattedra universitaria – per limiti di età – nel 1996, dopo avere allestito una grande struttura: il primo ospedale italiano per la terapia del dolore, in via Commenda, che oggi porta il suo nome.
Non era solo uno scienziato. É stato, per molti anni, una grande firma della nostra pagina di medicina. Teneva molto a questa collaborazione e protestava (bonariamente) se i suoi articoli non venivano pubblicati subito. Era anche un gourmet. I cuochi della Società del Giardino temevano i suoi giudizi. Era un uomo felice: a 74 anni aveva sposato una storica dell’arte, Stella Meyer, appena arrivata dagli Stati Uniti per studiare il secolo che vide l’affermazione della dinastia viscontea. Si amavano molto. Il maestro che aveva dedicato la vita alla ricerca scientifica, ottenendo consensi in tutto il mondo, viveva una passione esaltante. Lo rivelano le lacrime di Stella, piene di tenerezza. I ricordi si affollano: dal primo incontro al letto del Policlinico di Pavia in cui il professore ha dato l’addio a noi tutti. Aveva appena compiuto 88 anni.
Addio, Mario. Non ti dimenticheremo.


Addio Tiengo,
«padre» della terapia del dolore

4 Settembre 2010
Articolo pubblicato su Il corriere della sera

Era il padre della terapia del dolore. Un punto di riferimento culturale e accademico per tutti gli studiossi di questa disciplina. È morto a 88 anni Mario Tiengo, professore emerito all’ Università Statale. Luminare illustre è stato anche presidente dell’ Associazione italiana lotta al dolore. «Un grande uomo, sempre aperto a un confronto senza mai far pesare la sua statura e il suo ruolo» ricorda chi l’ ha conosciuto. Nato ad Adria, in provincia di Rovigo, nel 1922, Tiengo ha studiato a Venezia, Torino e Milano, dove nel 1948 si è laureato in medicina e successivamente si è specializzato in anestesiologia. Poi nel 1967 è stato nominato direttore di anestesia alla Statale di Milano e pochi anni dopo ha fondato la prima cattedra universitaria di fisiopatologia e terapia del dolore. Ha trascorso periodi di studio negli Stati Uniti, in Svezia, in Giappone. Ed è stato autore di diverse pubblicazioni. «Un pioniere, un mito. Un punto di riferimento anche a livello internazionale», dicono i suoi allievi. Tutti lo ricordano con «grande affetto». A Tiengo piacevano i giovani. «Ci ha sempre trattato con grande rispetto. Mai con superiorità». Ma non è stato solo un medico. Tiengo ha ottenuto numerosi riconoscimenti come artista e ha fondato l’ Associazione pittori di via Bagutta. Fino all’ anno scorso è stato anche presidente del Circolo Società del Giardino. I soci lo ricordano con commozione. Perché «oltre al padre della terapia del dolore, perdiamo anche un uomo con un’ umanità fuori dall’ ordinario. E un gran signore».


Un ricordo di Mario Tiengo, padre della terapia del dolore in Italia

MILANO - Il 3 settembre scorso è mancato a 88 anni il professor Mario Tieno, considerato il padre della terapia del dolore in Italia. Qui di seguito pubblichiamo il ricordo e il tributo di Paolo Grossi, presidente per l'Italia dell'ESRA (European Society of Regional Anesthesia and Pain Treatment), che risponde ai lettori di Corriere.it attraverso il forum sulla terapia del dolore.

Buongiorno e benvenuti al mio sito dedicato alla Fisiopatologia e alla Terapia del dolore per i medici di base e il pubblico generale. Mi chiamo Mario Tiengo, Professore Emerito, Fisiopatologia e Terapia del Dolore, Università Statale di Milano…… Ecco, mi sembra così di sentire la sua voce, cordiale, decisa, e di vedere il suo sguardo, sempre attento, allegro se si può così definire, tipico di una persona che sa molto più di te ma che è felice di trasmettere il suo sapere, di insegnare : maestro vero. Lo vedo che mi accoglie nel suo studio, al blocco operatorio della Clinica Mangiagalli, che mi invita amichevolmente a sedermi, nell’autunno del ‘78, per preparare la mia Tesi di Laurea , che era evidentemente basata su ricerche nella neurofisiologia del dolore. Nei nostri incontri traspariva la sua soddisfazione nell’aiutarmi a preparare, a rifinire, a suggerire , senza farmi sentire lo “studentello” che ero, ma facendomi complice della comprensione dei meccanismi del dolore che intendeva capire e svelare. La sintesi finale di anni di elaborazione sulla fisiopatologia del dolore, l’ho ritrovata in una sua frase, pronunciata durante un incontro al quale era stato da me invitato per una lettura magistrale, uno tra gli innumerevoli ai quali partecipò. Presentava una semplice diapositiva con questa frase : “Sento, capisco, soffro” Come tutte le persone di genio riusciva a colpire nel segno con una constatazione sintetica ma completa nella sua essenza, comprensibile a tutti, frutto di una vita di ricerca. Il PROFESSORE , tutto maiuscolo, ha sempre meritato questo attributo accademico, al quale sono stati associati , durante tutto il suo percorso, riconoscimenti Nazionali e Internazionali di altissimo livello, fino ad una sua possibile nomination a Stoccolma per il Nobel. Ma essendo grande era anche modesto e semplice nelle sue conferenze e presentazioni sia di fronte agli specialisti nel campo del dolore, che agli studenti, o al pubblico, a scopo divulgativo.

«BACCO TABACCO E FEMORE» -Negli ultimi anni, spesso pronunciava un’altra sua frase ricorrente, dopo aver salito gli scalini del podio di oratore: “alla mia età ora devo stare attento a tre cose: bacco, tabacco e …femore”. Questo incipit bastava a catalizzare l’attenzione e la simpatia di tutto il pubblico, che poi seguiva la sua presentazione, sempre bellissima, leggera per forma e profonda nel contenuto, con piacere, come assistendo ad un film dove la triste realtà della condizione di dolore cronico vedeva la burrasca, il coraggio degli interpreti, paziente e curante, le difficoltà ambientali, il mistero, le incomprensioni. Ma poi avveniva qualcosa, un gesto, un trattamento adeguato, una brillante interpretazione della malattia, e si poteva così arrivare al controllo del dolore, alla fine di una battaglia, alla speranza di vincere la guerra che segue l’uomo fin dagli inizi : il sollievo dalla sofferenza. Alla fine Mario ringraziava il pubblico …scusandosi, e ancora una volta un applauso scrosciante esprimeva la gratitudine, l’affetto e il bisogno di poterlo ascoltare ancora presto, per ricevere una carica di energia che sempre veniva emanata dall’ascoltarlo. Mario suscitava una innegabile simpatia, e in tutti i club, le associazioni, gli incontri sul tema dolore, veniva desiderato, ascoltato e soprattutto capito.

LA POESIA

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Tanto era personaggio che addirittura ispirò la poetessa Annalisa Cima, che a lui ha dedicato queste parole:
Miriadi di sinapsi conducono
sogni, suoni, pulsioni,
collegando i nostri neuroni.
Esprimono il sé
lanciando messaggi,
s’unificano in nuovi divenire.
Così la vita di giorno in giorno provoca stupore.
Cervello e mente creano motivi d’arte
nei cieli dell’impossibile
dove ruota il pensiero dominante.


«PARLO SOLO DI QUELLO CHE SO BENE» -Tante volte ho ascoltato il Maestro, e tante frasi o citazioni mi hanno colpito. Ancora una sua frase che mi piace ricordare (citava Radetzkj ): “Io parlo solo di quello che so e quello lo so bene. Ma sto alla larga da quello che non so perché è difficile e pericoloso” . La pronunciava durante alcune sue prese di posizione molto decise, ma sempre consolidate da fatti e dati incontrovertibili, e da citazioni di grandi medici del passato che rappresentavano per lui una dote di cultura da conoscere e custodire. Il 3 settembre 2010 ci ha lasciato, un anno particolare per La Terapia del Dolore, un anno che a marzo ha visto la pubblicazione di una legge fondamentale, la n. 38, che prevede il riconoscimento di una rete di Terapia del Dolore, che a livello nazionale vuole e deve riuscire a completare l’attuale sporadicità ed eccentricità di Centri di altissimo livello, posizionati in zone talvolta poco strategiche per il paziente, che convivono con realtà assolutamente inadatte in Ospedali di grandi città. Per fare ciò e per migliorare la conoscenza ai medici di base e agli specialisti sono stati stanziati fondi speciali e dedicati che sicuramente porteranno ad una miglior visibilità ed efficacia dei Centri di Terapia del Dolore, divisi in Centri Hub di riferimento regionale e centri Spot Base, sul territorio, che agiranno di concerto con i Medici del Territorio per la creazione di un sistema di rete veramente efficiente. Questa Legge è arrivata ora, Mario, e vorrei che ti fosse dedicata in qualche modo per tutto ciò che ci hai insegnato, stimolato a studiare e a farci capire dei meccanismi che provocano o annullano la percezione del dolore. Avremmo ancora tutti necessità di persone come te, sapienti, competenti, capaci di esprimere anche al pubblico non esperto i contenuti più profondi dei meccanismi del dolore, capaci di lavorare in gruppi, associazioni, di essere maestri, veri.

Paolo Grossi


E' scomparso Mario Tiengo,
neuro scienziato dai forti legami col Ticino

Orlando Del Don, Daniele Bui, Silvio Leoni

Articolo apparso su Ticino-online.ch, 10 settembre 2010
BELLINZONA - Mario Tiengo ci ha lasciati in questi giorni. Egli è stato uno dei più illustri studiosi e neuroscienziati italiani nonché riconosciuto pioniere della terapia del dolore, molto stimato anche a livello scientifico internazionale. Da diversi anni egli era presidente della Fondazione ticinese intitolata a Sir John Eccles che egli aveva conosciuto personalmente e con il quale aveva anche collaborato. Con Eccles e pochi altri studiosi aveva fondato nel 1992 la SINT, la Società Internazionale di Neurobiologia Teoretica, impegnata in un ventaglio di esperienze multidisciplinari che spaziavano dalla neurofisiologia alla quantistica fino alle nanotecnologie.

Nato ad Adria (Rovigo) nel 1922 si laurea con una tesi sperimentale in neurofisiologia nel 1947 conseguendo la specialità in anestesia sette anni dopo. Dirigerà per il seguito il servizio di anestesia degli Istituti clinici di Milano. Dal 1969 è titolare della cattedra di anestesia e rianimazione. Nel 1982, avendo l’Università di Milano messo a statuto – prima nel mondo – la Cattedra di Fisiopatologia e Terapia del Dolore, sarà chiamato a dirigerla. Nel 1983 è cofondatore e poi presidente della sezione italiana dell’ International Association for Study on Pain (IASP) e nello stesso anno fonda Pain, la prima clinica Universitaria Italiana per la Terapia del Dolore nonché, qualche anno dopo, l’Associazione Italiana per la Lotta al Dolore, di cui è stato presidente.

Personaggio di grandissima levatura culturale, scientifica, clinica ed umana Tiengo ha sempre avuto a cuore la dignità ed il mistero dell’uomo nonché una visione della scienza non ridotta a tecnica. Un Uomo che ha saputo coniugare – come pochi altri hanno saputo fare –  lo spirito scientifico inteso come sforzo per la verità e lo spirito filosofico inteso come sforzo verso il senso, con lo spirito clinico e più propriamente umano inteso come sforzo verso la comprensione. Un grande Maestro non solo per la medicina e le neuroscienze ma, anche, per le scienze dell’Uomo e della Vita. Con lui mente e cervello non sono mai stati così vicini e così intercorrelati. Continuatore dei grandi pensatori che hanno fatto grande la Scienza ma, pure, l’Essere dell’Uomo, e che hanno lasciato una traccia indelebile anche da noi, in compagnia di personaggi del calibro di  Eccles e Jung. Difficile esprimere la riconoscenza che tutti noi dobbiamo a questo Maestro. Forse, l’omaggio e la testimonianza più preziosa e pura, la troviamo nelle parole che la poetessa Annalisa Cima ha magistralmente distillate nella poesia intitolata, appunto, A Mario Tiengo, riportate di seguito per intero e che riassume anche e soprattutto l’indicibile del mistero della vita; del cervello, della mente e della psiche che tutti noi siamo.

Miriadi di sinapsi conducono / sogni, suoni, pulsioni, / collegando i nostri neuroni. / Esprimono il sé / lanciando messaggi, / s’unificano in nuovi divenire. / Così la vita di giorno in giorno provoca stupore. / Cervello e mente creano motivi d’arte / nei cieli dell’impossibile / dove ruota il pensiero dominante.